COVID. Veneto quint’ultimo in Italia per vicini effettuati rispetto alle dosi consegnate

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“La Regione Veneto è la quint’ultima italiana, davanti solo a Lombardia, Liguria, Calabria e Sardegna, per vaccini effettivamente inoculati rispetto alle dosi consegnate. È evidente che c’è qualcosa che non va: si sta facendo l’errore di considerare questa campagna vaccinale come un’attività ordinaria, invece che del tutto straordinaria e, soprattutto, permanente». Lo afferma Mattia Panazzolo, direttore di CNA territoriale di Treviso, preoccupato per i riflessi sull’economia e sul lavoro di questi incomprensibili ritardi in tema di vaccinazioni, che collocano il nostro Paese in calce alla classifica dei grandi Paesi europei. Il miglior Decreto Sostegni che possiamo fare per l’economia è, infatti, accelerare la campagna vaccinale, soprattutto per un Paese come il nostro, legato all’export e al turismo.

«Il problema nel prossimo futuro non sarà più ottenere i vaccini, perché le case farmaceutiche hanno riorganizzato la loro capacità produttiva per rispondere alla domanda globale – continua Panazzolo -. Il problema è e sarà logistico, di smaltimento in tempi rapidi delle dosi per far arrivare a tutti i cittadini il vaccino. Serve dunque mettere in campo misure straordinarie, come hanno fatto altri Paesi: coinvolgere l’esercito e i medici in pensione, oltre ai medici di base e ai farmacisti, e soprattutto creare una rete capillare di strutture sul territorio, attivando sinergie a 360 gradi con gli attori sociali, economici, istituzionali».

CNA desidera dare il proprio contributo alla Sanità pubblica sul fronte informativo, aiutando le autorità a informare in modo corretto i cittadini sulle procedure da seguire per le vaccinazioni (c’è ancora molta confusione e disorientamento) e mettendo a disposizione le proprie sale corsi per creare vax-point sul territorio.

«La maggior parte della nostra formazione è stata spostata in FAD in questo periodo – spiega Panazzolopertanto le nostre sale corsi possono essere messe a disposizione dei medici di base che abbiano bisogno di maggiori spazio per la gestione delle vaccinazioni».