IMPRESA. Interdittiva antimafia per il Consorzio Stabile Lm. Il monito della Cisl

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Interdittiva antimafia per il Consorzio Stabile Lm Group, che sta restaurando le scuole elementari don Milani a Treviso. Forte la preoccupazione espressa da Massimiliano Paglini (foto), segretario generale della Cisl Belluno Treviso e Marco Potente, segretario generale della Filca Cisl territoriale e componente della segreteria Filca del Veneto. “La crisi indebolisce le imprese e crea le condizioni perché siano preda della malavita organizzata e di chi vuol riciclare denaro sporco – affermano – e questo caso è doppiamente preoccupante perché diversi soci del consorzio oggetto di interdittiva sono aziende del territorio trevigiano. Vanno rafforzati i sistemi di controllo”.
Vanno potenziati i controlli – afferma Potente, al timone della Federazione di categoria dell’edilizia -: gli attori presenti nel territorio, come le Casse edili e il Comitato paritetico territoriale, sono il primo elemento di filtro importante perché possono verificare la regolarità delle imprese dal punto di vista contributivo, previdenziale e salariale. Esiste poi un protocollo tra Regione Veneto e parti sociali che prevede uno strumento automatico che trasferisce agli enti paritetici dell’edilizia tutte le informazioni rispetto alle aperture dei cantieri. Questo nuovo strumento sarà operativo a breve”. Nel mirino del leader della Filca, anche il meccanismo del massimo ribasso. Anche nel caso dell’appalto finito sotto la lente della prefettura di Treviso – quello bandito dal Comune di Treviso per i lavori alla scuola Don Milani – il consorzio vincitore Lm Group l’ha spuntata con un ribasso d’asta del 21%. “Bisogna introdurre il sistema della congruità negli appalti- dichiara Potente – i costi devono essere congrui con il costo del materiale, del personale, della sicurezza. Il massimo ribasso non risponde a questi criteri”.
“I segnali che arrivano dal territorio sono allarmanti – sottolinea il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Massimiliano Paglini -. Il problema delle infiltrazioni della criminalità nel tessuto economico trevigiano è una realtà che istituzioni e parti sociali stanno affrontando da tempo, e a breve ci confronteremo nuovamente con il prefetto, da sempre molto attento alla questione. La crisi determinata dalla pandemia può solo favorire il riciclaggio e l’acquisto a prezzi stracciati di tutte quelle aziende che si stanno indebolendo e hanno problemi di liquidità. È fondamentale che ci sia un presidio capillare, gli strumenti per il monitoraggio dei flussi finanziari ci sono e devono essere coordinati a livello locale. In questo periodo, ad esempio, si stanno affacciando sul mercato aziende di dubbia provenienza con molte disponibilità economiche per farsi carico delle fatture dei clienti che intendono usufruire del bonus del 110%. Sono imprese che vanno attentamente sorvegliate, vanno adottati strumenti di verifica e di filtro, e un albo territoriale delle imprese potrebbe essere uno di questi strumenti”.