CINEMA. Sole Luna Doc Film Festival sarà a Treviso a fine agosto

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Al via, lunedì 6 luglio, la XV edizione di Sole Luna Doc Film Festival, la rassegna internazionale di cinema documentario che apre ogni anno l’estate Palermitana e che dal 2014 viene replicata anche a Treviso. L’edizione 2020 si svolgerà in una veste del tutto inedita: in presenza ma anche online con la “proiezione” in streaming dei film in concorso. Il tradizionale appuntamento autunnale dell’edizione trevigiana, intitolata dallo scorso anno “Sole Luna Sguardi Doc”, sarà invece anticipato all’estate per consentire proiezioni all’aperto e una maggiore sicurezza rispetto ai rischi della pandemia. Quattro serate a fine agosto e cinque appuntamenti nelle cantine del prosecco per continuare la tradizione della rassegna “Cinema in cantina”.

In concorso quest’anno, 12 lungometraggi e 13 corti. Film su questioni di attualità come le proteste dei giovani di Hong Kong contro la legge sull’estradizione nel cortometraggio “Comrades” di Kanas Liu, (Hong Kong China 2019, 15’), ma anche su storie minime che aprono una finestra sul rapporto tra adolescenza e periferie nelle nostre città come nel film “La nostra strada” di Piero Li Donni che racconta le giornate di quattro tredicenni del quartiere palermitano della Zisa, alla fine della scuola dell’obbligo. Il film, appena premiato al Biografilm di Bologna, sarà proiettato in anteprima regionale al Sole Luna Doc Film Festival e per la prima volta dal vivo e alla presenza dei protagonisti del film. Lo sguardo delle nuove generazioni, tra paure, sogni e speranze, diventa la lente privilegiata per raccontare battaglie personali e collettive in angoli diversi del mondo: dall’Asia centrale, con la première “Ayana” di Aidana Topchubaeva, storia di una bambina del Kirghizistan che vuole far parte della squadra di kok boru (lo sport nazionale dei guerrieri), all’Oceano Indiano con “Another paradise” di Oliver Magis (Belgio 2019, 82’) sull’autodeterminazione della comunità esiliata della colonia inglese di Chagos Island, fino  all’Africa occidentale con la lotta per la libertà d’espressione in Burkina Faso attraverso la figura del giovane rapper Smockey protagonista di “On a le temps pour nous”, altra anteprima nazionale, della regista senegalese Katy Léna Ndiaye (Senegal, Burkina Faso, Belgio 2019, 62’). Diverse le première che affrontano il tema dell’emancipazione femminile a varie latitudini: “MRS. F.”dell’olandese Chris van der Vorm (Olanda 2020, 77’), conduce lo spettatore a Makoko, la più grande baraccopoli sull’acqua della Nigeria; “Village of women” di Tamara Stepanyan (Armenia-Francia 2019, 83’), ambientato in un villaggio armeno abitato per gran parte dell’anno solo da donne perché i mariti vivono lontano da casa per lavorare in Russia. Riflettono sulla memoria e sulla storia, invece, altri due film presentati in anteprima italiana al festival: “The taste of Secrets” del regista Guillaume Suon (Francia-Cambogia 2019) che ricostruisce la storia della madre fuggita al genocidio armeno in Cambogia e “Marceline. A women. A century” di Cordelia Dvorák, (Francia 2018, 72’) film biografico su Marceline Loridan Ivens sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e attivista politica fino adiventare una regista politicamente impegnata.

Anche sul fronte stilistico c’è una grande varietà, dal film intimo (Madame, Stéphane Riethauser, Svizzera 2019, 93’), al documentario di animazione (Makum (No Llores): Dibujos en un C.I.E., Emilio Martí López, Spain, 2019, 30’), all’osservazione poetica (Campo, Tiago Hespanha, Portogallo 2019, 100’). Una grande attenzione è riservata all’uso dei film d’archivio e la loro reinterpretazione come nei cortometraggi “The stone guest” di Marina Fomenko (Russia 2018, 8’) e “Lui e io” della catanese Giulia Cosentino (Italia 2019, 13’).