SANITÀ VENETA. Lettera di Calesso a Mantoan

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Lettera aperta di Gigi Calesso al dottor Domenico Mantoan sulla sanità veneta.

…Noi non dimentichiamo qual è stata la politica sanitaria della Regione Veneto negli anni in cui Lei ha ricoperto ruoli sempre più importanti, fino a divenire Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale.

Ricordiamo bene come Lei non abbia mai nascosto la sua “simpatia” per il progressivo processo di privatizzazione della sanità attuato dalla Regione Lombardia, modello che ci pare Lei ritenesse utile introdurre anche in Veneto.

Le giunte Galan e Zaia hanno lavorato in questa direzione e solo l’opposizione dei sindacati da un lato e delle minoranze in Consiglio Regionale dall’altro hanno impedito che le norme della Regione Lombardia venissero seguite con maggiore determinazione

Noi ricordiamo, ad esempio, che, partendo dal 1999 e comprendendo le previsioni delle schede ospedaliere 2019-2023, la riduzione dei posti letto nella sanità veneta è la seguente: complessivamente passano da 23.797 a 17.950, con una riduzione di 5.847 unità (-24,5%).

Mentre, però, i posti letto nelle strutture pubbliche si riducono di 6.137, passando da 20.382 a 14.245 (-30,1%) quelli della sanità privata convenzionata aumentano di 290 da 3.415 a 3.705 (+8,5%).

In particolare, le schede ospedaliere 2019-2023 prevedono una riduzione di 816 posti letto nelle strutture pubbliche (-4,29%) contro un aumento di 833 posti letto nella gestione privata accreditata (+4,56%). In particolare, la riduzione di posti letto per pazienti post-acuti è complessivamente di 1.533 unità.

Nel 2018 il peso del privato nella sanità in Veneto è stato di 2,8 miliardi di euro su un totale di circa 10 miliardi: siamo quindi al 28% di sanità privata sul totale della spesa della Regione.

Secondo le ACLI i Veneti consegnano ogni anno 3,9 miliardi di euro agli operatori privati della sanità. E, infatti, la spesa procapite annua dei Veneti per la sanità privata è di 739 €, superiore di oltre il 16% alla media nazionale di 636 €.

Nel 2018 la sanità privata ha gestito in Veneto 21.000 prestazioni di riabilitazione su un totale di 30.000 (il 70%), il 17% delle dimissioni dei pazienti acuti ordinari, il 36% degli acuti diurni e il 15% della lungodegenza. E, si sa, questo è l’ambito l’attività sanitaria è più profittevole.

Ci pare, insomma, che in questi anni molto sia stato fatto per privatizzare la sanità in Veneto.

Ma non dimentichiamo neppure che in questi decenni la chiusura degli ospedali più piccoli sia stata presentata con l’assicurazione che sarebbero stati rafforzati i presidi della medicina territoriale: il problema è che le chiusure sono arrivate, il rafforzamento delle struttre territoriali no.

Per quanto riguarda l’emergenza Coronavirus, non dimentichiamo la Sua risposta negativa al prof. Crisanti che proponeva i tamponi per gli asintomatici.

Successivamente, i tamponi per gli asintomatici sono diventati la misura privilegiata dalla Regione per affrontare il virus e il prof.Crisanti è divenuto il punto di riferimento per l’azione di contenimento dell’epidemia.

Ci pare, insomma, che nei suoi resoconti trionfalistici sulla sanità veneta e sulla risposta all’emergenza Coronavirus manchino un paio di piccoli particolare.

In primo luogo, l’interazione tra ospedale e strutture sanitarie del territorio non è un merito di chi ha gestito la sanità veneta in questi ultimi decenni, ma è una interazione sopravvissuta a questa gestione, ai tagli dei reparti e al mancato potenziamento delle strutture di base.

In secondo luogo, molto di quello che è stato fatto in Veneto nel contrasto all’epidemia (a differenza che in Lombardia) è stato l’adeguamento pieno alle disposizioni del governo, anche se abilmente dissimulato con pretese autonomistiche e tante chiacchiere in tv e sui social.

Insomma, non ci pare che ci sia molto di cui vantarsi, ma una sanità pubblica veneta che ha retto nonostante le politiche attuate in questi anni e che ha bisogno di un duro lavoro di ricostruzione. Gigi Calesso – Coalizione Civica per Treviso