TREVISO E PADOVA. Settore meccanico schiacciato verso il segno meno. Cig +110%

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Dazi e crisi dell’auto da un lato. Debolezza della domanda interna e flessione degli scambi mondiali dall’altro. L’esito del micidiale mix è il rallentamento del motore manifatturiero di Padova e Treviso, la meccanica. E l’orizzonte è in stagnazione. Risultato inevitabile, alla luce dei segnali di deterioramento congiunturale accumulati negli ultimi mesi, compresa la Germania in panne, primo mercato e partner industriale. L’industria metalmeccanica, con più di 100 mila imprese, rappresenta l’8% del Pil nazionale, circa il 50% dell’export (222 miliardi) e più di 1,6 milioni di lavoratori. Tra Treviso e Padova in particolare, opera un distretto metalmeccanico aggregato con 9.918 imprese (40,9% del comparto in Veneto) e 97mila addetti (40,6% del totale). Un volume di esportazioni di 11,3 miliardi nel 2018 (+4,6%), il 40,7% del totale regionale. Uno dei primi poli meccanici e meccatronici in Italia, cuore del nuovo “triangolo industriale”, impegnato nella trasformazione 4.0, in cui le politiche del nuovo Governo, è questo l’auspicio, potranno misurarsi con la vita reale delle imprese. Nel secondo trimestre 2019 la produzione aumenta su base annua di un contenuto 0,7% (dal 1,1%), con andamenti differenziati nei singoli comparti e flessione più marcata nei mezzi di trasporto. Nella media dei primi sei mesi la variazione è di 0,9%, in discesa rispetto allo stesso periodo 2018 (+1,9%). Nei primi otto mesi dell’anno in corso, le ore autorizzate di CIG sono aumentate complessivamente del 110,9% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente (fonte: Istat).  “L’instabilità e la mancanza di fiducia sul sistema politico e le scelte di politica industriale del nostro Paese hanno creato e continuano a creare immobilismo e stagnazione”, ha detto Mario Ravagnan, vicepresidente di Assindustria Venetocentro e presidente del Gruppo metalmeccanico, “ora bisogna andare al punto vero per la crescita e concentrare ogni spazio disponibile di spesa per un abbattimento permanente e strutturale del cuneo fiscale a favore dei lavoratori e delle imprese, e un grande piano pluriennale di investimenti sulla formazione e l’innovazione. Non possiamo più permetterci scarsa competitività e scarsa competenza. E nemmeno nuove tasse. Non è più tempo di demagogia e di assistenzialismo ma di fatti. Servono tempismo e idee chiare, cioè visione e capacità di intervento, questo chiediamo”.