SALUTE. Uno studio per evitare lo stop ad atleti che sono sani, ma mostrano alterazioni elettrocardiografie

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L’unità operativa complessa di medicina dello sport dell’Ulss 2 sarà l’unico partner pubblico di uno studio nell’ambito della medicina dello sport.

“Prolungamento dell’intervallo QT negli sportivi: segno di malattia o di innocente propensione genetica come risposta al training?”, questo il titolo dello studio che vedrà l’unità operativa diretta dal dottor Patrizio Sarto lavorare assieme al Centro per lo studio e la cura delle aritmie di origine genetica dell’Istituto Auxologico Italiano IRCCS di Milano (prof. Peter Schwartz, promotore e coordinatore dello studio) e al reparto di cardiologia dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport Comitato Olimpico Nazionale Italiano (prof. Antonio Pelliccia).

Obiettivo dello studio – spiega Sarto – è identificare le differenze in termini di assetto genetico tra atleti con elettrocardiogramma normale e atleti che mostrano invece delle alterazioni elettrocardiografiche, fortemente suggestive di Sindrome del QT Lungo, che tuttavia regrediscono dopo un congruo periodo di de-training. Scopo dello studio è dare un significato alle anomalie dell’elettrocardiogramma di quest’ultimo gruppo di pazienti, evitando un’erronea diagnosi di Sindrome del QT Lungo in soggetti che potrebbero avere invece solamente una predisposizione genetica al prolungamento dell’intervallo QT in risposta all’esercizio fisico, con meccanismo analogo a quello che si osserva nelle forme indotte da farmaci.