AFGROALIMENTARE. Tutela prodotti. Punti oscuri sull’iter in corso della legge regionale

172

“Se nell’intenzione del legislatore regionale vi è la volontà di  tutelare i prodotti agroalimentari collegati al territorio esiste già la categoria dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali  (PAT), le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura sono praticate in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo (periodo non inferiore a 25 anni). Tale categoria trova la sua legittimazione nella normativa nazionale in primis Decreto legislativo n.172 del 1998, che ne stabilisce i requisiti per il riconoscimento. Tale denominazione può essere sicuramente collegata al prodotto di un Comune” così il presidente di Coldiretti Treviso, Giorgio Polegato interviene sull’iter in corso della legislazione regionale sulle denominazioni comunali (DECO).

Qui, a proposito della legislazione regionale,  si tratta di non fare confusione e garantire al consumatore chiarezza, tracciabilità, regole certe e garanzie di provenienza e di produzione”. Per Coldiretti Treviso non sono pochi i punti oscuri di questa denominazione:

✓ risulta assente il riferimento normativo su cui si fonda la potestà dei Comuni ad adottare provvedimenti volti a riconoscere le denominazioni comunali;

✓ manca la definizione giuridico legale di “denominazione comunale” che consenta di inquadrarla ad esempio categoria di derivazione giurisprudenziale comunitaria del “indicazioni geografiche semplici, denominazione di origine semplice” .

✓ l’assenza di chiarezza determina un contrasto con la normativa di settore in particolare con le denominazioni geografiche qualificate ( DOP e IGP).

✓ favorisce l’instaurarsi di conflitti  e contenziosi con i Consorzi di tutela delle DOP e IGP tenuti al rispetto dei disciplinari di produzione;

✓ l’assenza di un inquadramento giuridico determina la impossibilità di comprendere quali sono gli strumenti legali di tutela delle denominazioni comunali

✓ l’iter di riconoscimento delle de.co viene devoluto totalmente in capo ai comuni lasciando alla regione un ruolo marginale di istituzione dell’albo regionale senza alcuna forma di controllo, verifica, e di coordinamento.