EDITORIALE. La mala a Treviso e nel Veneto, ossia di Treviso e del Veneto

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Editoriale.
Se gli arresti di queste settimane fossero avvenuti nel nostro Meridione, a Treviso e in Veneto avremmo commentato dicendo: “Non c’è mala senza politica”. Invece, ora che ‘ndrangheta e camorra sono qui da noi -e da anni!- dalla politica arriva giusto ma soltanto il plauso a inquirenti e forze dell’ordine. E silenzio sul resto. Ma non si fa ingannare il procuratore della Repubblica Bruno Cherchi che dice: “Le pubbliche amministrazioni devono tenere gli occhi aperti e operare sapendo che c’è questo problema: non può essere delegata alla magistratura l’azione di contrasto, se non come ultima ratio”.

Questo per le Istituzioni e la politica. E siamo già un territorio allenato ad inquinare con interessi particolari il mondo dell’economia, del fisco, del lavoro e della libera concorrenza. Abbiamo infatti in Veneto una tradizione da primato nel campo delle ruberie a danno del bene comune, esercitate in combutta con la cosiddetta ‘politica’ e comunque utilizzando le Istituzioni. Non dobbiamo essere contenti, ma vigili: tutti. Le indagini di questi giorni ci mostrano che la mala è qui radicata non tanto perché da anni vi operano delinquenti provenienti ‘da fuori’, ma perché i manovratori/operatori sono nati qui, nei nostri paesi, qui hanno attività economica. “Ormai non dobbiamo più parlare di infiltrazioni”, ha infatti detto il procuratore della Repubblica Bruno Cherchi ((sono dichiarazioni riprese da un articolo di Roberta De Rossi)), “ma di vera e propria presenza delle mafie, di ‘ndrangheta e camorra nello specifico”. Il piatto è servito: politica e imprenditoria si ‘male-frequentano’ da anni, ed è arrivato dalle organizzazioni criminali un detonatore fortissimo, attratto forse dalla facilità con la quale qui si chiude benevolmente un occhio (anche entrambi) a favore di chi delinque e si dà magari anche il proprio voto a chi ruba -ha rubato– alla collettività.

Questo non ci piace, non ci piacciono quegli imprenditori che dialogano con la criminalità e con essa fanno affari, pensando di essere furbi e restando poi stritolati. Non ci piacciono i politici che negano l’esistenza di una criminalità ben radicata nel territorio, inducendo i cittadini ad assolvere chi delinque. Non ci piace il contesto del mi no vao a conbatar nel quale chi delinque ha il consenso, chi resiste è un ‘mona’. Mala e politica non sempre e non ovunque vanno a braccetto. Ma i nostri politici sembrano poco attenti al problema grave. Per delinquere non è indispensabile avere la pelle più scura.
Bene comunque il grazie dichiarato alle forze dell’ordine, bene l’appello agli imprenditori onesti -e sono quasi tutti-, ma bisogna anche ammettere che parecchie mele marce e strane operazioni sono made in Treviso. Ci vengono in mente aziende familiari sull’orlo del burrone che si sono rialzate con un colpo di reni e passate ad acquistare aziende, aziende e ancora aziende in un contesto per tutti in crisi e conservando in famiglia il cento per cento delle quote societarie: come se avessero trovato il tesoro sotto il materasso. Il mercato offre molte possibilità, sappiamo che l’imprenditorialità ha una grande intelligenza, ma sappiamo anche che, a volte, gli exploit corrispondono a eventi che i bilanci aziendali non spiegano fino in fondo. Magistratura e forze dell’ordine, e associazioni di categoria, per favore non mollino perché riteniamo ci sia ancora da fare prima di diventare un cesto di mele marce. Guido Lorenzon