CASTELFRANCO. Venerdì incontro sul conte Macola che salpò da Genova per accompagnare i migranti verso il Sud America

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Castelfranco, Città del Giorgione, ha ancora delle figure che meritano di essere riscoperte. Una di queste è il conte Ferruccio Macola che, pur essendo di famiglia campetrese, ha vissuto a lungo in Città. Suo, infatti, è stato palazzo Barbarella, attuale sede del Conservatorio Agostino Steffani. Pur essendo una costruzione del ‘500 deve l’attuale assetto architettonico a questa figura estremamente eclettica che, in un duello alla sciabola, come si usava un tempo, ferì a morte il deputato radicale Felice Cavallotti. Onta che gli costò cara, tanto da finire la sua vita in una casa di cura psichiatrica, nel milanese, suicida.

Giornalista di razza fondò e diresse il Secolo XIX di Genova. Dopo un periodo come corrispondente dalle colonie italiane in Africa acquistò e diresse la Gazzetta di Venezia, il secondo quotidiano della città lagunare. All’attività giornalistica affiancò quella di parlamentare, per cinque legislature deputato del Regno. Persona dal carattere complesso e curioso, nel 1893 salpò su un piroscafo a Genova per accompagnare le torme di migranti italiani che in quegli anni, presero le rotte del Sud America.

L’anno successivo pubblicò un libro su questa esperienza: “L’Europa alla conquista dell’America latina” con una serie di note, documentate e curiose, sulle condizioni di vita che si trovavano ad affrontare i nostri migranti in un Brasile multicolore, ricco di mille contraddizioni, ben descritto da Macola nei suoi due mesi di permanenza in loco. Una storia curiosa, originale, sconosciuta che vien riproposta in quest’epoca in cui le navi di migranti arrivano a noi, con tutto il vivace dibattito che ne segue. La figura di Macola verrà raccontata da Giancarlo Saran, da sempre curioso indagatore del conte giornalista e navigante, in un originale duetto con Carlo Simioni che i discendenti dei migranti li ha conosciuti poi con la sua Compagnia del Careteo. Venerdì 8 febbraio, ore 20.45 “Quando sui bastimenti partivano i nostri nonni”. Sala funzionale Patronato Pio X