POLEMICA “BAMBOCCIONI”. La Cisl non ci sta: “Tutelarli, non ridicolizzarli”

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Cinzia Bonan
“I giovani mandano i genitori dal sindacato al posto loro? Succede da sempre e non riguarda solo i giovani ma tutti i lavoratori che abbiano dei familiari, siano essi figli, madri, padri, mogli o mariti: può essere problematico assentarsi dall’ufficio o dalla fabbrica in orario di lavoro ed è facile che un altro componente della famiglia abbia più tempo libero e dia una mano. Trovo ingiusto e ingiustificato chiamare i giovani ‘bamboccioni’ per questo, anzi: si tratta di ragazzi che lavorano, spesso con contratti precari e a tempo, e che non hanno neppure la possibilità di iscriversi al sindacato. Sindacato che deve tutelarli, non ridicolizzarli”. Cinzia Bonan, segretario generale della Cisl Belluno Treviso, interviene sul caso denunciato dalla Cgil trevigiana: mamme e papà negli uffici sindacali al posto dei figli.
“Non capisco dove sia il problema – prosegue Bonan – , non mi pare che quando vengono le mogli per sbrigare le pratiche dei mariti lavoratori, o viceversa, ci si scandalizzi in questo modo. Io lo chiamo senso della famiglia, basato anche sul reciproco aiuto e sostegno. I giovani trevigiani non sono bamboccioni, finiamola con questi luoghi comuni che periodicamente emergono. Stupisce che questa volta l’accusa arrivi da un sindacato che dovrebbe ben conoscere la realtà del mercato del lavoro giovanile in provincia di Treviso: frammentato, precario, con tante offerte di stage mal retribuiti, e ora in ulteriore sofferenza a causa del Decreto Dignità, che sta facendo letteralmente esplodere il numero di contratti di staff leasing stipulati dalla agenzie interinali. Va ricordato che chi è assunto dall’agenzia del lavoro e non dall’impresa in cui svolge le mansioni, non gode degli stessi diritti sindacali dei colleghi, ad esempio usufruire con facilità dei permessi giornalieri. È su questi temi che vanno fatte le battaglie, non su chi e per conto di chi ci si rivolge al sindacato, che, comunque, è sempre la scelta consigliata per far valere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici”.