CONFCOMMERCIO TREVISO. Come va l’e-fattura. Una ricerca

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Sono passati tutto sommato senza grossi traumi, ma con notevole sforzo ed impegno, i primi 12 giorni di rivoluzione digitale che impone a tutti i soggetti con partita iva (escluse alcune categorie), di emettere fattura digitale. Un obbligo che interessa tutto il mondo del lavoro autonomo, in pratica tutti i soggetti che contribuiscono alla costruzione del Pil, annunciato da oltre 1 anno, frutto di un processo di modernizzazione imposto dal Governo e prima ancora dall’Europa che chiede alle imprese di entrare nel digitale partendo dalle necessità quotidiane più impellenti. “Varie le soluzioni offerte da Confcommercio che hanno consentito”, spiega il vicepresidente Federico Capraro, “non solo di affrontare con la necessaria serenità questa rivoluzione che impatta sul quotidiano di ogni impresa, in particolare quelle del commercio a diretto contatto con il consumatore finale, ma di non farsi travolgere passivamente dall’ondata digitale”.
Dal campione di associati analizzato (1200 imprese del commercio, del turismo e dei servizi, su un totale di oltre 5000 associati) risulta che un 10% (circa 120 imprese) ha scelto di arrangiarsi completamente, utilizzando software verticali forniti da Ascom o anche da terzi e dialoganti con l’Agenzia delle Entrate, avendo la capacità, lo spazio e il personale dedicato alla fatturazione. Lo zoccolo duro, il 40% (circa 480 imprese e professionisti del campione ), ha scelto di utilizzare la piattaforma Ascom (portale start) che a sua volta dialoga con l’Agenzia delle Entrate, un sistema che lascia autonomia ai singoli nei tempi e nell’elaborazione della fattura, ma che garantisce la copertura digitale e la conservazione, alla quale hanno aderito una vasta gamma di piccole e medie imprese, agenti di commercio, edicolanti e professionisti che emettono un numero medio e medio basso di fatture /anno, da 40 a 120 circa, senza necessità di emetterle in brevissimo tempo. Tra questi, anche un gran numero di panifici, che, quando consegnano a pubblici esercizi, mense o scuole devono emettere il documento di consegna con fattura elettronica. Un sistema che ha il vantaggio di garantire autonomia senza doversi occupare di risolvere eventuali disservizi del canale dell’Agenzia delle Entrate. Un secondo zoccolo, che in termini percentuali, corrisponde al 30% (circa 360 imprese), significativo e ben caratterizzato, riguarda scelte tipo: get your bill o altro, formula gradita soprattutto a benzinai, pubblici esercizi, bar e ristorazione, ovvero soggetti costretti ad emettere un alto numero di fatture al giorno, ben più di 120 all’anno, con il cliente davanti e con pochi minuti a disposizione. Nello stesso tempo del pagamento si emette anche la fattura digitale, come con un bancomat, garantendo al consumatore un servizio rapido ed efficace. Infine, la formula all inclusive, che delega tutto ad Ascom, senza alcun coinvolgimento digitale dell’imprenditore, riguarda solo un 20% del campione e corrisponde a tutti quei soggetti che emettono poche fatture e con date programmabili, mediamente operano da soli e spesso non hanno tempo di adempiere agli obblighi fiscali e burocratici.
“Nell’insieme”, conclude Federico Capraro, “abbiamo dimostrato, con le nostre imprese, di sapere reggere le rivoluzioni e di trasformare le difficoltà in cambiamenti, pur in un territorio carente di infrastrutture digitali e di banda larga”.
Sono esonerati dalla e-fattura, imprese e professionisti che rientrano in regime di vantaggio; regime forfettario; piccoli produttori agricoli (esonerati per legge dall’emissione di fatture anche prima dell’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria). I titolari di partita IVA nel regime dei minimi e i forfettari potranno scegliere di adottare il metodo di fatturazione elettronica, sia per l’emissione che per la ricezione e conservazione. Anche medici e farmacisti sono esclusi per tutte le prestazioni che verranno poi inviate al Sistema TS per il 730 precompilato.Per loro un vero e proprio divieto di fatturazione elettronica, al fine di tutelare il diritto alla privacy dei cittadini che l’attuale sistema potrebbe compromettere.