TREVISO. Calesso: “La tradizione si deve adeguare alle esigenze della salute”

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Immagine di archivio

PANEVIN, l’intervento di Gigi Calesso: “Una delle decisioni “coraggiose” dell’amministrazione Manlio è stata sicuramente quella di limitare le dimensioni dei panevin per contribuire al contenimento dell’inquinamento atmosferico. Ed è stata anche una decisione utile perché i livelli di emissioni inquinanti nell’aria registrati a seguito di quella decisione sono stati nettamente inferiori a quelli che le centraline segnalavano negli anni precedenti, tanto che – in vigenza di quella ordinanza – le concentrazioni di PM10 erano inferiori a Treviso rispetto a Meduna di Licenza (dove l’ARPAV rileva la qualità dell’aria con un’altra centralina). Anche in quell’occasione ci furono le polemiche “leghiste” che durarono un giorno, ma la tradizione è sopravvissuta alla limitazione dell’altezza dei panevin, il momento di incontro e di festa c’è stato comunque, la cultura trevigiana è uscita indenne dall’ordinanza del Comune di Treviso (che ha aperto la strada a quelle analoghe di altre amministrazioni).

Sostenere che il raddoppio dell’altezza consentita per i fuochi dell’Epifania è un “tributo alla tradizione” significa semplicemente ripiegare su una concezione anti moderna del mondo: sono tantissime le tradizioni (da quelle enogastronomiche a quelle venatori, a quelle ludiche) che nel corso del tempo sono state limitate o del tutto eliminate dalla necessità di far prevalere la tutela della salute su ogni altra considerazione.

La scelta dall’amministrazione Manildo andava esattamente in questa direzione, quella di Conte, in nome di uno dei tanti populismi di questi anni, va esattamente nella direzione opposta, cioè quella di anteporre una presunta “questione di cultura e tradizioni” alla tutela dell’ambiente e della salute.

Nessuno si sognerebbe oggi di sdoganare procedimenti di confezione dei cibi o prodotti per l’alimentazione che durante gli anni sono stati vietati proprio in nome dell’esigenza di salvaguardare la salute delle persone, nessuno farebbe prevalere ragioni “di tradizione”.

Sui panevin, invece, visto che le limitazioni sono ancora recenti, il sindaco preferisce tornare indietro, magari fino a quando non sarà una normativa nazionale a imporre (senza possibilità di deroga) quello che oggi è regolamentato a livello comunale.

È triste constatare che qualche presunta ragione di consenso prevalga sulle ragioni della scienza, della salute, dell’ambiente, insomma sulle ragioni della modernità: è talmente triste che, sì, merita la polemica di un solo giorno”.