CISL TREVISO. Report occupazione/1. Frenata per tutte le fasce di età

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Negativo, in particolare, l’apporto dei lavoratori con più di 54 anni: -980. Nello stesso periodo del 2017 erano -525. Il saldo degli under 30 è sì positivo a 1.370, ma inferiore rispetto al terzo trimestre 2017 che dava 1.625 unità. Il Report sull’andamento del mercato del lavoro nel terzo trimestre del 2018 realizzato dall’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso e presentato oggi a Treviso dal Segretario generale Cinzia Bonan e dal Segretario Gianni Pasian certifica che la frenata nell’incremento dell’occupazione al quale ci eravamo ultimamente abituati nel terzo trimestre ha interessato principalmente gli uomini, con un saldo positivo che però crolla in termini numerici, passando da 1.410 del 2017 a 325 del 2018, e i lavoratori tra i 30 e i 54 anni, il cui saldo al terzo trimestre è passato da 2.560 del 2017 a 1.740 del 2018.
Tutte le aree della provincia mostrano saldi inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Solo Montebelluna e Vittorio Veneto denotano saldi in leggero aumento: 390 e 320 posizioni il primo e 285 e 275 il secondo, rispettivamente nel 2018 e 2017. Mentre per le altre aree i saldi sono in calo rispetto al terzo trimestre del 2017 in particolare Castelfranco Veneto che mostra un calo da 650 unità del 2017 a 180 di quest’anno, seguita da Treviso che passa da 1.245 a 620 posizioni, e Conegliano a 335 rispetto a 730 del 2017.  I contratti a tempo determinato nel terzo trimestre 2018 sono la metà rispetto allo stesso periodo del 2017: il saldo è 1.860, contro le 3.630 posizioni del 2017. In netta crescita invece il saldo delle posizioni da dipendente a tempo indeterminato, passato da 200. “Preoccupa soprattutto la battuta d’arresto dell’industria”, ha detto  Gianni Pasian segretario Cisl, “con  mancati rinnovi di centinaia di contratti a tempo determinato e in somministrazione, dove l’intervento del Decreto Dignità non sembra aver prodotto alcun beneficio. È vero che sono stati recuperati molti posti di lavoro negli ultimi anni, ma è evidente la differenza in termini di qualità e continuità del lavoro. Inoltre, i mancati rinnovi di tanti contratti a tempo determinato e in somministrazione sono stati solo in parte riassorbiti da contratti a tempo indeterminato”.