TREVISO. L’intervento di Luigi Calesso sui taser a Treviso

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Riceviamo da Luigi CALESSO: “Il Sindaco Conte, nel suo incontro con Salvini, ha chiesto al ministro dell’Interno che anche gli agenti della polizia locale di Treviso vengano dotati di taserIndipendentemente dalla valutazione sull’utilità dello strumento e sulla opportunità del suo utilizzo (su cui ci sono molte discussioni aperte in Europa e nel resto del mondo) il problema era quello della reale possibilità di una risposta positiva da parte del Ministero dell’Interno, risposta che non poteva che apparire assai improbabile visto che la sperimentazione dell’utilizzo del taser, secondo il decreto in vigore all’epoca del “vertice” Salvini-Conte , era limitata all’utilizzo di 30 apparecchiature in tutta Italia, da parte di polizia di Stato, Carabinieri e guardia di Finanza, in undici città già definite (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi).Tra l’altro,  mi pare che queste città siano caratterizzate (almeno nella maggior parte dei casi) da dimensioni e da problemi di criminalità ben diversi da quelli di Treviso. Ora è certo che i taser non arriveranno a Treviso. Con il (pessimo) “decreto sicurezza” che, purtroppo, va in definitiva approvazione oggi la sperimentazione è stata estesa alle polizie locali, ma a quelle delle città con più di 100.000 abitanti: Treviso, quindi, rimane  esclusa”.

“Mi chiedo, allora, .continua Calesso- se la richiesta del Sindaco Conte al ministero dell’Interno non sia stata solo l’ennesima trovata propagandisticaPerché, in realtà, finora il sindaco ha fatto quello che faceva il precedente assessore alla Sicurezza – Grigoletto -: operazioni di polizia, utilizzo dei cani antidroga, qualche Daspo, tante photo-opportunity, niente di diverso dal suo predecessore.
Di suo ha aggiunto solo una forte accentuazione propagandistica ma i problemi sono rimasti esattamente quelli di prima.