MESTRE. Trent’anni a Savciuc per omicidio di Galia

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È stata accolta come una liberazione da Galia, la mamma di Irina Bacal, la lettura della sentenza con cui oggi, 20 novembre 2018, in aula bunker a Mestre, la Corte d’Assise d’Appello di Venezia ha confermato in toto la condanna inflitta in primo grado a Mihail Savciuc, il carnefice reo confesso della figlia e del bimbo anche suo che portava in grembo. Dunque, nessuno sconto di pena.

Il crimine è stato perpetrato la sera del 19 marzo 2017: l’omicida, oggi ventenne, dopo averla tramortita colpendola con una grossa pietra, ha strangolato l’ex fidanzata, appena vent’anni, residente a Conegliano, che non aveva voluto interrompere la gravidanza, e poi ne ha occultato il cadavere in un boschetto nel Vittoriese.

L’imputato, che aveva chiesto il rito abbreviato, in primo grado era stato condannato dal Tribunale di Treviso a trent’anni di reclusione, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il giudice, dott.ssa Piera De Stefani, aveva anche accolto la richiesta del legale di parte civile, l’Avv. Andrea Piccoli, per il risarcimento dei danni da liquidarsi in sede civile, accordando una provvisionale già esecutiva di 200mila euro a favore della mamma Galia e di 80mila euro per la sorella Cristina, costituitesi appunto parte civile. Ebbene, c’è voluto poco più di un’ora e mezza di camera di consiglio per il collegio, presieduto da Alessandro Michele Apostoli Cappello, per confermare integralmente la sentenza di primo grado, comprese le provvisionali per i familiari della vittima.