INDUSTRIA a Treviso e Belluno cresce oltre la media

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Mar 7 agosto 18 – “Nelle province di Treviso e Belluno produzione e fatturato crescono ancora a ritmi sostenuti e anche la raccolta ordini dall’estero non conosce cedimenti”, commenta il Presidente della Camera di Commercio di Treviso – Belluno, Mario Pozza. “Ha indiscutibilmente una marcia in più l’industria dei beni strumentali. E comunque ci salva in generale il fatto che i nostri principali rapporti commerciali avvengono all’interno dell’Unione europea – precisa il Presidente. “Però le guerre tariffarie sono avviate – continua Pozza – e resta alto, soprattutto, il timore di un’accelerazione delle ritorsioni protezionistiche fra le diverse economie, come sta accadendo tra Usa e Cina. Questo clima di incertezza, se ancora non registrabile dai nostri indicatori locali, viene avvertito dagli analisti internazionali – dice Pozza -: può condizionare le decisioni di investimento e già trova evidenza in un indebolimento della raccolta ordini per l’estero a livello della manifattura europea”. “Le previsioni rilasciate dai nostri imprenditori per i prossimi tre mesi scontano per adesso il consueto rallentamento per la pausa estiva, in misura analoga a quanto registrato nello stesso periodo dell’anno scorso” – evidenzia il Presidente Pozza. “Sarà da vedere in autunno la tenuta del ciclo congiunturale. E’ abbastanza realistico immaginare quanto meno un rallentamento della crescita: in questa direzione gli indicatori anticipatori su base nazionale, che già in luglio evidenziano una diminuzione degli acquisti, soprattutto per le industrie che lavorano sui beni intermedi.”

Il manifatturiero trevigiano

In provincia di Treviso, nel secondo trimestre 2018, la produzione manifatturiera ritorna ad accelerare al +5,7% su base tendenziale (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), senza particolari differenze tra aziende sopra o sotto i 50 addetti. I più analitici dati regionali, che si avvalgono di un campione statisticamente rappresentativo anche a livello settoriale, mettono comunque in evidenza, come già anticipato, un più sostenuto ritmo per la produzione di beni strumentali (+5,9%). Del +5,0% la crescita della produzione per i beni intermedi. Più debole la dinamica dei beni di consumo (+2%): sotto la cui superficie si celano anche minime flessioni, con riferimento alle imprese della moda e del legno arredo sopra i 50 addetti. Queste differenze settoriali probabilmente sono all’origine di un lieve calo nel grado di utilizzo degli impianti: che passa dal 73,4% dello scorso trimestre al 72,2% attuale. Quanto al fatturato, appare più che lusinghiera la variazione tendenziale generale del +6,4%, sostenuta dalle vendite all’estero. Situazione alimentata anche da una buona raccolta ordini, tanto dai mercati esteri (+8,5% su base tendenziale), tanto dal mercato interno (+5,8%, sempre su base tendenziale). A fare la differenza, ancora una volta sono beni d’investimento e i beni intermedi. Mentre la raccolta ordini per i beni di consumo conosce ritmi buoni ma meno sostenuti per l’estero (+4,0%) e decisamente più blandi per il mercato interno (+1,6%).

Si accorcia lievemente anche l’orizzonte di produzione assicurato dal portafogli ordini: passa da 51 a 47 giorni (dal I al II trimestre 2018), ma accade fisiologicamente nel periodo in esame, a ridosso della pausa estiva. Un anno fa la “lunghezza media” del portafoglio ordini era di 43 giorni assicurati di produzione. Condizionate dalla pausa estiva anche le previsioni per il periodo luglio-settembre 2018: che raffrontate con le analoghe previsioni raccolte per il periodo luglio-settembre 2017 non paiono presentare criticità. Su produzione, fatturato, raccolta ordini prevalgono nettamente indicazioni di stazionarietà, e i giudizi positivi e negativi, sostanzialmente, si bilanciano. Volendo spaccare il capello in quattro, sulla domanda estera – più esposta agli effetti delle politiche protezionistiche sopra richiamate – si assiste ad una maggiore polarizzazione delle previsioni fra chi sconta aumenti superiori al 5,0%, e chi, specularmente, teme flessioni superiori al -5,0%. Ma anche per questo indicatore oltre il 50% delle imprese intervistate prevede una sostanziale stazionarietà.

Il manifatturiero bellunese

E’ bene sempre ricordare che la ridotta numerosità del campione d’imprese di Belluno (62 interviste), limita di molto il grado di significatività dei dati, con variazioni amplificate negli “strati” del campione dove le ricorrenze si assottigliano ulteriormente (come nel caso delle imprese esportatrici).Precisato ciò, su alcune variabili la tendenza di fondo appare comunque chiara: nel secondo trimestre 2018, la produzione manifatturiera cresce del +6,5% su base tendenziale (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Un dato che pare sostenuto non solo dall’occhialeria (crescita della produzione del +4,2%) ma anche da altri settori, legati ai beni di investimento e beni intermedi. Bene anche il fatturato: le vendite crescono a ritmi elevati su base tendenziale, sostenute come sempre dalla proiezione all’estero dei principali settori manifatturieri della provincia. Molto positiva anche la raccolta nuovi ordini dall’estero. Qualche ombra invece compare nella raccolta ordini dal mercato interno, rispetto al trimestre precedente: -2,9%. Dato che probabilmente spiega anche la flessione del grado di utilizzo degli impianti che passa dal 76% al 71% dal I al II trimestre. Queste ombre si allungano sulle previsioni per il periodo luglio-settembre 2018. A differenza di quanto rilevato per Treviso, a Belluno il confronto con le previsioni raccolte un anno fa per l’analogo periodo (luglio-settembre 2017) evidenzia qualche criticità in più. Il saldo tra giudizi di crescita e di flessione risulta nettamente più sbilanciato a favore dei secondi per produzione, fatturato e raccolta ordini dal mercato interno. Su quest’ultimo indicatore, in particolare, si addensano le evidenze più negative: solo il 14% di imprese prevede un aumento degli ordini interni (questa quota era al 26% un anno fa); mentre il 34% delle imprese ne prevede una flessione (contro il 21% di un anno fa). Da questo clima di fondo per la pausa estiva (e già per l’autunno?) si “salva” solo la domanda estera: che resterà stabile per il 70% delle imprese bellunesi intervistate.