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LABORATORI CINESI. La concorrenza sleale nuova leva contro i clandestini

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6 FEBBRAIO - Il questore di Treviso Carmine Damiano ha proposto al prefetto dottor Vittorio Capocelli di aprire alle associazioni di categoria la prossima riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Tutti i soggetti interessati sono infatti chiamati al contrasto dell’attività di produzione dei laboratori cinesi che operano in oltraggio alle norme sulla sicurezza delle persone, sul lavoro e sulla corretta concorrenza tra imprese. E’ quest’ultimo un aspetto nuovo, un “movente” ulteriore alla lotta all’irregolarità, al sommerso, alla contraffazione. E' ovvio che le merci prodotte in tal modo sono commissionate da operatori del mercato interno. E’ la prima volta che il Comitato si riunirà (si prevede la settimana prossima) coinvolgendo commercianti, artigiani, industriali, oltre a tutte le forze dell’ordine. “E’ una continua violazione delle regole da parte della comunità cinese”, ha detto Carmine Damiano, “anche da parte di aziende già state oggetto di ispezioni e di controlli”. La decisione del questore segue l’operazione ‘Postioma’. Nell’ambito di un servizio per il contrasto dell’immigrazione clandestina, giovedì sera, personale della Questura ha controllato un laboratorio gestito da cittadini cinesi denominato “Mary Confezioni” a Postioma di Paese, via Pastore 6, già controllato nel 2008. Gli agenti hanno trovato 35 persone, intente al lavoro. Il blitz è scattato alle 22 e il personale era al lavoro dalle 6 del mattino. Cinque cittadini cinesi venivano accompagnati in Questura e da accertamenti effettuati gli agenti potevano constatare che il proprietario risultava essere invece un dipendente e nel controllo nel 2008 si era reso irreperibile; due cittadini cinesi risultavano privi di documenti e sono stati denunciati per mancata esibizione del permesso di soggiorno e un cittadino cinese stava beneficiano della legge sull’emersione delle badanti. Durante l’attività d’identificazione è risultato che 5 passaporti di persone presenti nel laboratorio erano conservati dall’azienda e non dagli interessati. Durante le operazioni di polizia è arrivato il proprietario del laboratorio, il trentacinquenne W. Wang, completamente ubriaco. Ha minacciato gli agenti e si rifiutava di esibire i documenti. E’ stato denunciato per impiego di manodopera clandestina, per ubriachezza e minacce a pubblico ufficiale. Non c’è stato sequestro di materiali o prodotti dell’attività di confezione. (Guido Lorenzon)

 

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