6 FEBBRAIO. Domenica 7 febbraio alle ore 17,30 si parlerà di Decrescita, al Lovat Lab della Libreria Lovat di Villorba. Lo faranno gli autori del libro "Decrescita. Idee per una civiltà post-sviluppista", ossia Gianni Tamino, Paolo Cacciari, Adriano Fragano, Lucia Tamai, Paolo Scroccaro e Silvano Meneghel. Un pool di esperti in materia che illustrerà come il termine "decrescita" evochi l'urgenza di una nuova direzione di civiltà, quale alternativa alla società della crescita illimitata. Con questo recente saggio corale gli autori invitano a intervenire anche e soprattutto nel settore educativo, per una nuova "eco alfabetizzazione" che possa ispirare un'effettiva democrazia ecologica e partecipativa.
Dopo i libri ormai noti di Serge Latouche, Maurizio Pallante, Paolo Cacciari, Mauro Bonaiuti e altri ancora, compare in Italia un altro saggio sulla Decrescita, l’ultimo in ordine di tempo. Si tratta di un testo che non si sovrappone ai precedenti, nel senso che non si limita a ribadire o a chiosare tesi ormai ben conosciute negli ambienti della Decrescita e dell’ecologismo: ben di più gli autori, oltre a confermare l’importanza di dette tesi, cercano di spingersi oltre, e di sviluppare ulteriori potenzialità racchiuse nell’idea della Decrescita.
Molti sono i problemi sempre più inquietanti dovuti al credo nella crescita illimitata: quello dei rifiuti è sotto gli occhi di tutti, ed è solo l’ultimo anello di una catena, cioè di una mentalità socioeconomica distorta, che in nome dello spreco di molti e del business di pochi, preferisce imbonire con pseudosoluzioni tecnologiche avventurose e controproducenti (vedi inceneritori), invece di incentivare soluzioni ecologiche alla portata di tutti (riduzione dei rifiuti, riutilizzo, riciclaggio…).
Un altro problema, fino ad oggi poco trattato nell’ambito della Decrescita, riguarda il rapporto tra consumo di carne, ideologia sviluppista ed impatto ambientale: gli allevamenti e la dieta carnea vanno respinti sia per motivi etici (richiedono sconfinate sofferenze animali), sia per motivi socio-ambientali (implicano inquinamento, erosione e spreco di risorse, ingiustizie sociali, fame nel mondo…). In una prospettiva di Decrescita, il rifiuto della carne e degli allevamenti assicura una drastica riduzione dell’impronta ecologica, e fornisce un contributo indispensabile per un nuovo spazio di civiltà, incentrato sul superamento dell’antropocentrismo e su una visione post-sviluppista del mondo.
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