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TREVISO_PADOVA. Gli Industriali chiedono correzioni al decreto dignità: è punitivo

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altTREVISO 3 LUG 2018 - «Al nuovo Governo abbiamo offerto un’apertura di credito, ma con altrettanta chiarezza diciamo che l’approccio del cosiddetto “Decreto dignità”, con la stretta sui contratti a tempo determinato e la reintroduzione delle causali, rischia di essere un boomerang per i lavoratori e per le imprese. Il rischio è quello  di azzerare una tendenza virtuosa che solo in Veneto ha visto nel primo trimestre 2018 un saldo positivo di 53.200 posti di lavoro e la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato (29.500, +26%), specie per via delle trasformazioni da tempo determinato. L’ennesima conferma che lo sviluppo e il lavoro non si creano per decreto e tantomeno con rigidità ideologiche, ma investendo sulla produttività e la competitività delle imprese e del Paese. L’approccio “punitivo” che emerge dal decreto vede negli imprenditori dei potenziali approfittatori in malafede. È una visione pregiudiziale che respingiamo e che non coglie la complessità delle dinamiche più avanzate del lavoro e rischia di sortire l’effetto opposto a quello desiderato diminuendo l’occupazione. Invitiamo dunque tutti i Parlamentari veneti ad intervenire, in sede di conversione del decreto, per apportare i necessari correttivi ad un provvedimento che consideriamo, nei contenuti legati alla legislazione sul lavoro, profondamente sbagliato e dannoso per l’occupazione, in particolare dei più giovani». Così Massimo Finco, Presidente di Assindustria Venetocentro Imprenditori Padova Treviso interviene sul cosiddetto Decreto dignità approvato dal Consiglio dei ministri.

«La ‘dignità’ di cui il decreto si fa impropriamente portavoce - prosegue Maria Cristina Piovesana, Presidente Vicario di Assindustria Venetocentro - punta a cancellare un percorso riformista, quello di Marco Biagi, di Tiziano Treu, di Maurizio Sacconi per citare solo alcuni, che ha portato a valorizzare e regolamentare tutte le forme di lavoro, anche temporanee, che prima cadevano invece nel lavoro nero, quello sì indegno e precario».

«La lotta alla precarietà del lavoro - secondo Assindustria Venetocentro - è una cosa seria, che deve sanzionare duramente i comportamenti illeciti ma non può colpire l’obiettivo sbagliato, andando a bloccare chi opera nella legalità. Il contratto a termine e quello di somministrazione garantiscono tutte le tutele previste per il lavoro subordinato e rappresentano quel ‘ponte’ che serve per portare dentro il mondo del lavoro soprattutto i giovani e chi il lavoro l’ha perso. E in Italia gli occupati a tempo determinato sono molti meno rispetto ad altri Paesi avanzati dell’Europa: da noi il 15,4% mentre in Francia e Svezia sono il 16,9% e nei Paesi bassi il 21,8%. Tutti Paesi ad alto tasso di occupazione, molto superiore a quello italiano. È un lavoro ‘degno’, crediamo, già da adesso e che ha dato opportunità a migliaia di persone».
«Il lavoro sta assumendo dimensioni inedite tra digitalizzazione e un’organizzazione dei tempi e degli spazi sempre più fluida. Occorre uno sguardo, politico e legislativo, all’altezza di queste trasformazioni, che convivono nel nostro Paese anche con situazioni di degrado e sfruttamento. Non è un impegno semplice, che si possa ridurre a slogan o a post. Ma è l’unica strada percorribile per mantenere e rafforzare quella dignità, nel cui nome si intitola il provvedimento, che è il primo valore del lavoro e di chi lavora e di chi offre lavoro. L’occupazione si crea invece nel dare opportunità e flessibilità che consentano di cogliere, in modo regolare, tutte le occasioni di lavoro, e dando certezza e stabilità del quadro normativo, togliendo oneri e burocrazia che con il lavoro c’entrano poco». (cs)

 

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