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CASO MESTRINARO. Capannone da demolire e rifiuti da smaltire.

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alt10 GENNAIO 2018. "Alla fine sul caso Mestrinaro la verità è venuta fuori. Resto tuttavia perplesso sull’esiguità delle pene, mentre auspico che le parti civili vengano risarcite al più presto, anche per affrontare le spese necessarie alla messa in sicurezza dei rifiuti occultati”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico commenta la sentenza di primo grado che ha condannato a due anni di reclusione i titolari dell’impresa di Zero Branco, i fratelli Lino e Sandro Mestrinaro, con l’accusa di traffico illecito di rifiuti pericolosi.

“Credo che le richieste del pm Giorgio Gava, otto anni e quattro mesi, fossero più congrue e giuste. Di fatto era diventata una ‘fabbrica di veleni’, gli scarti dell’edilizia altamente pericolosi, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Venezia, anziché essere resi inerti venivano mescolati con altro materiale da costruzioni e reimmessi in vendita senza essere trattati, arrivando così a concentrazioni di arsenico, cromo e nichel fino a sei volte superiori a quelle consentite dalla legge. Una vera bomba ambientale. Questi materiali venivano poi utilizzati per realizzare strade inclusa la Terza corsia dell’A4 o parcheggi, come quello dell’aeroporto Marco Polo di Venezia. Sono comunque soddisfatto – aggiunge il consigliere dem – della condanna al risarcimento delle parti civili, ovvero ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia di Treviso, Città metropolitana di Venezia, comuni di Roncade e Zero Branco, Save, Legambiente e Wwf. Mi auguro che venga definito presto in sede civile l’ammontare”.

“Oltre a questo, resta da sciogliere il grave nodo dei capannoni, non più di due settimane fa, il Tar ha sentenziato che devono essere demoliti, e dei rifiuti. Certo che la Regione, nonostante si sia costituita parte civile, non fa una bella figura. Non dimentichiamo che la Mestrinaro era stata autorizzata per ben due volte con un’insistenza sospetta, tra il 2009 e il 2010, nonostante i ricorsi al Tar del Comune di Zero Branco e di cittadini residenti, poi vinti dal Comune al Consiglio di Stato”.

 

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